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Probiotici, alimenti funzionali, nutraceutici: ecco la rivista dedicata all'integrazione nutrizionale per una vita più sana

Cosa sono i probiotici secondo il Ministero della Salute

Categoria: Probiotici: cosa sono e come utilizzarli / September 5, 2014
Cosa sono i probiotici secondo il Ministero della Salute

Per essere definiti probiotici, un ceppo o un'associazione di ceppi batterici devono possedere caratteristiche specifiche: ecco quali.

Un ceppo batterico perchè possa definirsi probiotico, deve rispondere a particolari requisiti di sicurezza ed efficacia sull’uomo. Un microrganismo probiotico deve essere capace, di persistere e moltiplicarsi a livello enterico, conferire un effetto fisiologico positivo per l’ospite ed apportare benefici che siano dimostrati, secondo specifici criteri stabiliti dalle autorità sanitarie competenti.

In base alle Linee Guida FAO-OMS-Ministero della Salute, un microrganismo può dirsi probiotico se soddisfa le seguenti condizioni:

  1. è sicuro per l'impiego umano; in tal senso, in Europa un valido riferimento è dato dalla lista delle specie microbiche, classificate presumibilmente come sicure, dall'EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare. In ogni caso, i fermenti lattici probiotici destinati ai prodotti alimentari non devono essere portatori di antibiotico-resistenza acquisita o trasmissibile
  2. è vivo, attivo e vitale a livello enterico, ovvero è in grado di persistere e riprodursi nell'intestino dell’ospite, in quantità tale da giustificare gli eventuali effetti fisiologici favorevoli emersi da diverse sperimentazioni cliniche di efficacia
  3. è atto a conferire benefici per l’ospite, che siano validati secondo criteri specifici, in particolare, è indicato per favorire l’equilibrio del microbiota intestinale

Facendo riferimento alle raccomandazioni FAO-OMS-EFSA ed ai numerosi studi clinici pubblicati su questo argomento, il Ministero della Salute ha decretato di fissare la quantità minima ed opportuna di fermenti vivi ed attivi e che si dimostri in grado di espletare effetti benefici nel singolo. In particolare, per ottenere una provvisoria colonizzazione enterica, nelle Linee Guida viene precisato che occorre assumere almeno un miliardo al giorno di batteri vivi per ceppo. Tale quantità di cellule deve essere presente nella porzione o posologia giornaliera, rispettivamente, del supplemento dietetico probiotico o della formulazione farmaceutica probiotica; supponendo il rispetto totale delle modalità di conservazione del prodotto, la carica microbica deve essere garantita per l’intero periodo di validità. Dosi giornaliere differenti potrebbero essere, comunque, accettate dalla comunità scientifica internazionale, se ovviamente, comprovate da specifici studi di efficacia.

I dati di letteratura riferiscono di un numero sempre maggiore di batteri supposti come probiotici; così, mentre è possibile enumerare le tante specie microbiche, a cui appartengono i ceppi attualmente studiati ed impiegati a fini terapeutici, risulta difficoltoso fornire una lista definitiva ed esauriente delle specie potenzialmente probiotiche.

È da sottolineare che la gran parte dei ceppi con una dimostrata efficacia probiotica e sicurezza d’uso sull’uomo, appartiene ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium o può includere lieviti come il Saccaromyces.

La scelta dei ceppi batterici deve avvenire attraverso un attento processo di discriminazione e cernita, volto a garantire sicurezza ed efficacia d’uso, identità tassonomica, caratteristiche fenotipiche, genotipiche, molecolari e biochimiche. Pertanto, in accordo con quanto riportato nei documenti FAO-OMS, le Linee Guida del Ministero della Salute condividono le indicazioni relative alla necessità di identificare e caratterizzare i microrganismi probiotici, a livello di specie e di ceppo, mediante tecniche di biologia molecolare, genetica, biochimica cellulare. L’integrazione della caratterizzazione fenotipica con quella biochimica, molecolare e genetica consente, pertanto, di poter operare con buona rispondenza e deve essere considerata un requisito fondamentale per l’immissione in commercio di prodotti alimentari o farmaceutici a base di probiotici.

A motivo di queste prerogative, nel documento si esorta, ancora, all’impiego della nomenclatura tassonomica riconosciuta dalla International Union of Microbiological Societies. Ciò premesso, ne deriva che sul confezionamento di un prodotto probiotico, alla voce “composizione” o “ingredienti”, dovrà essere sempre riportato il nome completo del microrganismo o dei microrganismi che caratterizzano il preparato, nonché la relativa concentrazione.

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Roberta Madonna

Biologo Nutrizionista Specialista in Biochimica Clinica presso Centro DI.MA Studio Nutrizionistico